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Verso il golfo di Leyte, da maggio a ottobre 1944

Bozza di traduzione, non ancora rivista.

Bay City si trovava a più di 1.400 miglia fluviali dal mare. Paul Heitkamp, motorista di terza classe sulla LCI(L)-1064, annotò la rotta della sua nave. Passò per il lago Huron e il lago Michigan fino a Chicago, scese l’Illinois e il Mississippi fino a New Orleans, e proseguì per Galveston e Corpus Christi, Texas, tra il 15 maggio e il 27 giugno 1944. Raggiunse Panama il 3 luglio, le Nuove Ebridi via Bora Bora il 4 agosto, e Manus, nelle Isole dell’Ammiragliato, il 15 agosto, dove fu organizzata la flottiglia. Da agosto a ottobre operò da Lae e Hollandia, Nuova Guinea, e salpò per le Filippine il 17 ottobre. La LCI(L)-1065 navigò in sua compagnia, e un rapporto del giugno 1944 colloca la 1065 a Galveston o nei pressi. La stessa rotta fluviale è registrata per altre due LCI della classe, la 1093 e la 1098.

La nave apparteneva al LCI Group 44, che lasciò la baia di Humboldt, Nuova Guinea, tra il 16 e il 21 ottobre 1944 per Leyte con le LCI 684, 685, 977, 978, 979, 980, 981, 982, 983 e 1064. Il gruppo era uno dei tre di circa dodici navi ciascuno della LCI Flotilla 15, circa trentasei navi sotto un capitano Deuterman, ed era guidato da un capitano di corvetta Tucker. All’interno del gruppo, la 1065 era probabilmente nella Division 88, come la 1064. Il 22 ottobre la flottiglia entrò nel Golfo di Leyte dietro il cacciatorpediniere USS Morris e ancorò nella baia di San Pedro, il braccio settentrionale riparato del golfo, al largo di Tacloban. Gli sbarchi americani su Leyte erano avvenuti due giorni prima, il 20 ottobre.

La Battaglia del Golfo di Leyte, combattuta dal 23 al 26 ottobre 1944, fu la più grande battaglia navale della Seconda Guerra Mondiale, con più di 200.000 marinai impegnati su un’area di mare aperto più grande della maggior parte dei paesi europei. Fu combattuta in quattro azioni principali. Nel Passaggio di Palawan il 23 ottobre i sommergibili Darter e Dace affondarono gli incrociatori pesanti Atago e Maya e paralizzarono il Takao, della Forza Centrale dell’ammiraglio Kurita, e Kurita dovette mettersi in salvo a nuoto. Nel Mare di Sibuyan il 24, gli aerei imbarcati della Terza Flotta affondarono la corazzata da 60.000 tonnellate Musashi dopo almeno 17 bombe e 19 siluri a segno, e la portaerei leggera Princeton andò perduta per una sola bomba, con altri 241 morti a bordo dell’incrociatore Birmingham al suo fianco. Nello Stretto di Surigao la notte del 24, le sei corazzate dell’ammiraglio Oldendorf, cinque delle quali sopravvissute a Pearl Harbor, distrussero la Forza Meridionale dell’ammiraglio Nishimura, nell’ultimo combattimento tra corazzate della storia. Al largo di Samar e di Capo Engaño il 25, le corazzate di Kurita piombarono su sei portaerei di scorta e la loro schermatura, perché l’ammiraglio Halsey, attirato a nord dalle portaerei esca vuote dell’ammiraglio Ozawa, aveva lasciato lo Stretto di San Bernardino sguarnito; Kurita poi interruppe e si ritirò. Gli americani persero circa 3.000 uomini e undici navi da guerra; i giapponesi persero circa 12.000 uomini e ventisei navi da guerra, tra cui quattro portaerei e tre corazzate. La marina giapponese non prese mai più il mare con tale forza. Anthony non fu in nessuna di quelle azioni. Era nell’ancoraggio per cui si combattevano. Alle tre del mattino del 25 ottobre la Forza Centrale di Kurita uscì dallo Stretto di San Bernardino con quattro corazzate e nulla tra loro e il naviglio d’invasione nel golfo, LCI(L)-1065 compresa. A quel punto la LCI(L)-1065 era già stata affondata da qualcos’altro.

Nella baia di San Pedro la guerra venne dal cielo. Il 24 ottobre circa 200 aerei giapponesi attaccarono le spiagge e le navi, e circa cinquanta caccia americani decollati da terra ne rivendicarono tra 66 e 84. Sulla LCI(L)-982, il quartiermastro T. P. Kennedy scrisse nel diario che la sua nave fu ai posti di combattimento dalle cinque del mattino alle nove di sera, stese fumo sul porto tutto il giorno, e contò 35 aerei giapponesi distrutti. Le navi da rifornimento soffrirono di più. La nave Liberty David Dudley Field, la prima nave da rifornimento nel golfo, ebbe un aereo che mancò la prua e si schiantò al suo fianco, e un terzo colpì la sua postazione del cannone n. 7. La Adoniram Judson, al molo di Tacloban, subì 44 passaggi di bombardamento di giorno e otto attacchi notturni tra il 24 e il 28 ottobre; una bomba cadde a quindici piedi e fece trenta fori nello scafo. Il suo comandante contò 56 passaggi di bombardamento e mitragliamento in sei giorni e ricevette la Merchant Marine Distinguished Service Medal. Per due mesi le LCI della flottiglia stesero fumo, portarono rifornimenti alle spiagge e fecero la guardia antiaerea, e Nemetz calcolò che la sua nave passò attraverso circa settanta incursioni aeree.

La mattina del 24 ottobre il vecchio rimorchiatore di squadra USS Sonoma (ATO-12), costruito nel 1912, era affiancato alla nave Liberty Augustus Thomas, imbarcando acqua dolce. La Augustus Thomas trasportava 3.000 tonnellate di munizioni, mille barili di benzina ad alto numero di ottani, grigliati d’acciaio per aeroporti e 548 uomini. Mentre il Sonoma mollava gli ormeggi, sparando sugli aerei attaccanti, un bombardiere giapponese in fiamme si schiantò sul suo fianco di dritta a mezzanave. Seguirono due esplosioni, e si allagò rapidamente. LCI-72, LCI-337 e il rimorchiatore di squadra Chickasaw si affiancarono, spensero gli incendi e sbarcarono i feriti, e il Chickasaw tentò senza riuscirci di incagliarlo sull’isola di Dio. Anche la Augustus Thomas fu colpita a mezzanave, fu incagliata e radiata.

Minuti dopo fu il turno della LCI(L)-1065. Il diario di guerra del suo gruppo la registra colpita alle 8.50 sul lato di dritta a prua, al cannone n. 3, e affondata alle 9.30, in 6 braccia e tre quarti, circa quaranta piedi d’acqua, a 11°11′22″ nord, 125°03′08″ est. Motosiluranti e piccoli mezzi da sbarco raccolsero i superstiti. Il diario di Kennedy sulla LCI(L)-982 registra perché fu la 1065 e non la sua nave: “La LCI 1065 prese il nostro posto nello sbarco dei rifornimenti quella mattina.” Fu affondata nella terza ondata di navi a sbarcare quel giorno. Nemetz ricordava che prima fu colpito un rimorchiatore che si incagliò su una piccola isola al largo di Tacloban, e che poi “una delle nostre sorelle” fu colpita. La 982 corse verso di lei alla massima velocità, e arrivò troppo tardi, e i superstiti dissero all’equipaggio che era affondata in meno di un minuto. Il tenente (j.g.) Robert Clark, ufficiale in seconda della nave lanciarazzi LCI(R)-74, il cui secondo compito era la lotta antincendio, rispose alla chiamata per entrambe le navi. Nell’ottobre 1995 raccontò al Santa Rosa Press Democrat che i suoi uomini lottarono per il rimorchiatore, che bruciò fino a spegnersi e fu rimorchiato in secca sull’isola di Dio, e poi per la LCI, che andò a fondo. Una fotografia scattata dalla LCI(L)-227 mostra la 1065 che brucia violentemente ma ancora a galla, poco prima di affondare. Il diario di guerra dà quaranta minuti tra il colpo e l’affondamento. Molto probabilmente i superstiti intendevano il tuffo finale, e un ricordo messo per iscritto circa cinquant’anni dopo accorciò il resto, ma nessun documento lo dice.

Dove fosse Anthony quando l’aereo colpì non è registrato. I resoconti delle perdite non concordano. Il diario di guerra del gruppo elenca un ufficiale e sei uomini dispersi e tre ufficiali e dodici uomini feriti. Un diario tenuto a bordo del trasporto d’assalto USS Fremont (APA-44), che accolse nove superstiti gravemente ustionati, uno dei quali morì poi, conta un ufficiale e sei uomini uccisi e cinque dispersi. Il Fremont fu colpito quel giorno anch’esso, da un proiettile esploso sulla plancia che ferì sette uomini. Altri resoconti danno cinque uccisi o circa tredici morti, e Nemetz disse solo che “diversi del suo equipaggio” andarono a fondo con lei. Nessun bilancio unico delle vittime può essere dato, e nessun resoconto nomina un solo marinaio.

Cosa colpì la nave non è stabilito. Il diario di guerra non nomina alcun aereo. NavSource lo chiama un bombardiere della marina giapponese, un Mitsubishi G4M “Betty”, in una picchiata suicida deliberata. Lo storico dei kamikaze Bill Gordon nomina un Ki-21 “Sally” dell’esercito giapponese, già danneggiato dal fuoco prima di schiantarsi. Pacific Wrecks, citando la storia ufficiale dell’Esercito americano della campagna di Leyte, nomina aerei d’attacco Ki-51 “Sonia” del 65º Reggimento aereo (65º Sentai), che quella mattina ottennero colpi mancati di poco sul cacciatorpediniere Leutze, sulla LST-552 e sulla LCI(L)-1065. Anche ricercatori di aerei giapponesi hanno suggerito il Sonia, da una rivendicazione giapponese di un colpo sulla torretta di comando di un “cacciatorpediniere”, poiché una LCI era stretta con una sovrastruttura alta. Nessun documento della Marina dell’epoca nomina alcuno dei tre. I documenti divergono anche su dove fu colpita. Il diario di guerra, scritto all’epoca, lo mette sulla prua di dritta, ma la storia di Warner del 1982, come la cita Gordon, lo mette sul castello di poppa, il ponte a poppa.

Se l’attacco fosse un kamikaze è in parte questione di definizione. La prima missione suicida ufficiale della marina giapponese volò il giorno dopo, 25 ottobre, contro le portaerei americane al largo di Samar, perciò alcune liste di navi affondate dai kamikaze escludono sia la 1065 sia il Sonoma. Lo storico navale Robert Stern chiama entrambi gli schianti jibaku: un aereo già condannato e deliberatamente lanciato contro un bersaglio, non una missione partita per morire. I resoconti sul Sonoma aggiungono che l’aereo non era di un tipo usato dalle quattro squadriglie suicide originarie. La Marina stessa non usò mai la parola. Il suo sommario di combattimento del maggio 1945 elencò tre perdite nella fase di sbarco a Leyte: il dragamine YMS-70, perso in una tempesta, e il Sonoma e la LCI(L)-1065, entrambi “affondati per azione nemica”, la sua lista delle perdite dice “affondata al largo di Leyte, Isole Filippine, 24 ottobre 1944”, e la sua cronologia del 1944 chiama la 1065 “danneggiata” da un aereo in caduta, una parola strana per una nave che affondò. NavSource, scrivendo molto più tardi, dice che fu “perduta in mare per attacco kamikaze nemico”. Nulla di ciò cambia quello che l’equipaggio visse: un aereo colpì la nave, bruciò, ed entro un’ora affondò.

La LCI(L)-1065 era stata in servizio per cinque mesi e otto giorni. Le furono accreditati gli sbarchi di Leyte dal 16 al 24 ottobre 1944 e una stella di battaglia. Le sue decorazioni furono il Combat Action Ribbon per il 24 ottobre 1944, la American Campaign Medal, la Asiatic-Pacific Campaign Medal con una stella, la World War II Victory Medal, la Philippine Presidential Unit Citation e la Philippine Liberation Medal, e cinque Purple Heart furono conferiti per quel giorno. Fu radiata dalla lista delle navi della Marina in una data che i documenti non danno. Non risulta che il suo relitto, in circa quaranta piedi d’acqua nella baia di San Pedro, sia mai stato rilevato, recuperato o esplorato da sommozzatori.

Delle dodici navi del Group 44, altre due furono perdute o messe fuori combattimento nel Golfo di Leyte entro un mese. Il 12 novembre un kamikaze colpì la LCI(L)-684, ormeggiata accanto a una LST officina nella baia di San Pedro, e le strappò la poppa. Fu rimorchiata, incagliata ad Anibong Point e condannata da una commissione di tre ufficiali come non degna di riparazione, e il suo equipaggio fu distribuito su altre LCI. Il 24 novembre una bomba cadde tra la LCI(L)-979 e un pattugliatore, uccidendo tre uomini a bordo, tra cui il comandante, ferendone quattordici e aprendo circa 150 fori nella sua fiancata. L’equipaggio della LCI(L)-982 tappò i fori con cuscini, pompò carburante sul lato di dritta per sollevare i danni sopra la linea di galleggiamento, e la incagliò presso Tacloban. La LCI(L)-1064 superò la guerra. Sbarcò truppe a Ormoc il 7 dicembre 1944, a Mindoro il 15 dicembre, a Luzon il 3 gennaio 1945, a Panay il 18 marzo e a Negros il 29 marzo, servì a Okinawa, Shanghai e Formosa, e fu radiata il 6 giugno 1946 con quattro stelle di battaglia.

Fonti

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